LifeBee sponsor di Biotech and Advanced Therapies

Il mondo sanitario e farmaceutico sta affrontando una serie di nuove sfide, inclusa un’enorme richiesta di nuove terapie.
La richiesta di nuovi vaccini, medicina rigenerativa e personalizzata per il paziente, terapie cellulari ha accelerato lo sviluppo di farmaci Biotech e soluzioni ATMP.

Le tre principali Società scientifiche e tecnologiche italiane, ASCCA, ISPE e PDA hanno unito le loro competenze per promuovere un evento webinar di tre giorni incentrato sulle ultime novità di biotecnologie e terapie personalizzate avanzate.
Ogni giorno, coordinato da una delle Società, sarà incentrato su un argomento specifico: controllo della contaminazione dell’ambiente di produzione, tecnologia di processo e aspetti di qualità.

Quando?
24 – 25 – 26 novembre 2020, ogni giorno dalle ore 14:00 alle ore 17:30

Iscrizioni qui

See you there!

Teresa Minero giurata per la Special Edition 2020 degli AboutPharma Digital Awards

Teresa Minero farà parte della giuria dei Digital Awards organizzati da AboutPharma.

Per il secondo anno consecutivo, Teresa Minero sarà una delle giurate selezionatrici dei progetti che valorizzano l’implementazione del digitale nell’healthcare. In particolare, da quest’anno, seguirà la categoria Trasformazione Digitale e 4.0.

Scopo: migliorare i processi aziendali grazie alla trasformazione digitale e alle tecnologie abilitanti del 4.0 nella filiera del Life Science, per raggiungere maggiore competitività, flessibilità, sostenibilità, compliance, produttività, velocità ed affidabilità dei processi stessi, a beneficio ultimo dei pazienti.

Target: tutte le aree funzionali (tra cui Pianificazione, Logistica, Produzione, Supply Chain, Assicurazione Qualità, Laboratori, Regolatorio, Clinica, Farmacovigilanza, Sicurezza) delle aziende in ambito healthcare, dalla Ricerca e Sviluppo, alla Produzione e Distribuzione sino al punto d’uso nelle Strutture Sanitarie.

Maggiori informazioni per conoscere la tipologia dei progetti qui
NCF_LifeBee

Direttore di stabilimento e digitalizzazione

NCF Notiziario Chimico Farmaceutico – n. 6 luglio 2020 – di Alberto Augeri

Lo tsunami Covid-19 ha ulteriormente messo in mostra quanto la digitalizzazione abbia un ruolo centrale nel rendere possibile in totale compliance il lavoro da remoto, quando le condizioni lo richiedano

Toni Valente è il direttore dello stabilimento di Capua di Pierrel, un’azienda italiana leader nella produzione di specialità farmaceutiche e nello sviluppo, registrazione e licensing di nuovi farmaci e dispositivi medici, con più del 75% della produzione destinato all’estero. Valente ci risponde con l’abituale cortesia, in videoconferenza dal suo ufficio, per parlarci di un orizzonte strategico e fattibile che Pierrel sta disegnando in uno scenario di crescita. Uno scenario di mutamento che, già denso, è stato reso incandescente dalle urgenze inattese procurate dall’attualità dettata dall’emergenza Covid-19.

Lei si è sempre occupato in prima persona di condurre il piano di digitalizzazione del suo sito produttivo, vera azienda nell’azienda: può spiegarci i motivi?

Perché un serio piano digitale è pervasivo di tutte le attività e di tutti gli aspetti del sito. Non esiste un sistema fine a sé stesso, né un processo slegato dal contesto organizzativo, né un’organizzazione che prescinda dalle informazioni. Con una forte valenza di evoluzione e innovazione, è ciò che l’azienda ha deciso anni fa di perseguire con ferma determinazione.

Quali esigenze vi hanno spinto a considerare e poi varare un piano di digitalizzazione?

È stata appunto una scelta strategica, del tutto connaturata al piano di sviluppo della nostra azienda. Con una posizione di preminenza settoriale nel campo degli anestetici dentali negli Stati Uniti, nel 2018 Pierrel ha deciso un ulteriore rilancio, anche in Europa e a livello globale, attuando interventi sulla gestione operativa e sulla stessa capacità produttiva dello stabilimento di Capua.
Sul piano della gestione operativa, due i riferimenti: compliance e approccio lean, a fare anche da guida per l’aumento della capacità. Inevitabile la traduzione, all’atto pratico, in digitalizzazione dell’azienda, in tutte le sue applicazioni. Abbiamo coniato l’acronimo AID che per noi significa automazione (del campo operativo), integrazione (delle relazioni interfunzionali e interaziendali), digitalizzazione (dei dati e metadati per una loro più facile rielaborazione).
Mi spiego con un esempio: se la reportistica giornaliera di produzione, di schedulazione e di controllo di gestione nasce da elaborazioni individuali di dati originali ma rielaborati su file Excel autonomi, allora l’automazione, oltre ad aiutare gli operatori di campo, può generare dei dati univoci, contemporanei e certi per i tre i punti di vista, dando un’informazione uniforme al management in modo integrato e con flussi definiti, digitalizzati per permettere dei report tempestivi, intelligenti e mirati sui quali ragionare.

Qual è l’obiettivo?

Più in generale, il piano di AID è un preciso impegno per il nostro miglioramento continuo: partire da una posizione di best in class certamente ci aiuta, ma consolidare ed evolverci restano le nostre priorità.
Ciò è tanto più vero se consideriamo anche l’altro nostro obiettivo: il sostanziale raddoppio della capacità produttiva entro il 2021, che comporta un ampliamento sensibile delle aree operative dello stabilimento. In altre parole, il nostro piano di sviluppo agisce contemporaneamente su due fronti molto impegnativi: quello più classicamente ingegneristico e impiantistico e quello della trasformazione digitale delle attività e dell’organizzazione.
Si può immaginare il livello ambizioso degli investimenti, da una parte, e di impegno per tutto il personale, dall’altra.
Siamo anche consapevoli che abbiamo bisogno di preziose competenze esterne, come le vostre, che ci diano supporto nel nostro processo di trasformazione: perciò, a sostenere la nostra ambizione, abbiamo operato un’accurata scelta dei nostri partner a nostro supporto nelle best practice gestionali, progettuali e tecnologiche.

Che vantaggi vi attendete dalla digitalizzazione?

I vantaggi devono essere tangibili nella quotidianità operativa con meno rework e disconnessioni.
Ci aspettiamo che ogni funzione, a ogni livello, sviluppi una maggiore rapidità di azione in tutti i processi decisionali, reagendo più velocemente e anzi anticipando la tendenza degli avvenimenti, dal singolo evento di processo all’andamento tendenziale delle attività operative, alla strategia globale sul mercato internazionale.
A maggior ragione in una organizzazione come la nostra, che mi piace rappresentare anziché con responsabilità racchiuse in caselle dell’organigramma, come dei piccoli cloud che interagiscono: è un valore della nostra azienda. Questo modello viene rafforzato e sostenuto dal mettere a fattor comune le informazioni: certe, uniformi, accurate e ben organizzate per ogni fruitore, a tutti i livelli. Il primo effetto evidente del piano è una collaborazione e un’interazione ancora maggiore tra le funzioni aziendali. Effetti contemporanei, e fondamentali, sono una riduzione dei rework (a tutti i livelli), un aumento dell’efficienza, una riduzione degli sprechi e degli spostamenti (smart working, anche in prospettiva, è uno di questi).
Ecco dunque che un processo di digitalizzazione, così concepito, ci permetterà una nuova struttura del miglioramento continuo, in uno scenario, lo ripeto, di una produzione almeno raddoppiata.

E in tutto questo è entrata a gamba tesa l’emergenza sanitaria…

L’emergenza pandemica, a mio parere, è stata un booster: amplificatore e catalizzatore per un processo in atto che molte aziende, organizzazioni e la stessa civile stavano programmando in maniera però molto più graduale. Ci siamo ritrovati da un giorno all’altro a ribaltare atteggiamenti, comportamenti e organizzazioni consolidate, nel bene e nel male, da anni. È stato necessario adattarsi immediatamente per conservare nel nostro caso la business continuity, doverosa, per molti motivi, specialmente all’interno dell’industria farmaceutica sia nel sistema aziendale, che con le agenzie regolatorie e i clienti. Infatti, abbiamo adottato procedure più snelle, che hanno richiesto un diverso approccio mentale e operativo, con una diversa modalità di rapportarsi all’esercizio delle proprie responsabilità.
Per quanto ci riguarda, ad esempio, senza citare i molti provvedimenti attuati nello stabilimento per aumentare il distanziamento e la sicurezza, adesso, nonostante lo stabilimento operi h24 7/7, più del 30% del personale delle strutture di supporto lavora in smart working.
In questo scenario il ruolo del direttore di stabilimento consiste nel garantire il flusso delle informazioni fra i presenti in campo e le funzioni o parte di esse remotizzate, assicurando la disponibilità dell’informazione certa, affidabile e continua. Ovviamente le soluzioni informative in parte già inserite nel nostro piano di AID sono state di enorme e indispensabile supporto ma, proprio per questo, alla luce di quanto avvenuto andranno ampliate e consolidate. In fondo possiamo applicare alle nostre aziende il tormentone che ci poniamo come società civile: dopo questa pandemia torneremo ad essere tutti come prima o saremo diversi?
Personalmente ritengo che bisogna valutare questo momento lavorativo spogliandolo dell’esigenza emergenziale e replicandone gli aspetti positivi all’interno di un meccanismo procedurale e organizzativo, così da rendere sistematico e fluido quanto realizzato nella situazione di necessità che ci siamo trovati ad affrontare.
Per quanto riguarda la nostra azienda, possiamo dire che questo booster ha, da una parte confermato l’impianto del nostro approccio all’AID e, dall’altra, ha offerto esperienza procedurale, organizzativa e informativa che porteremo a frutto immediatamente nella realizzazione in atto del piano.

Torniamo al vostro piano di digitalizzazione: come si declina?

Abbiamo concepito il piano in cinque anni, con uno studio preliminare delle esigenze che ha coinvolto un team specifico per tre mesi, in modo da considerare tutti i processi operativi dello stabilimento su cui intervenire nell’integrazione e nella digitalizzazione.
Di certo il piano deve perseguire compliance e approccio lean, con un’attenzione all’esecuzione e alla transizione controllata della trasformazione operativa che deve essere sì incisiva e rapida, ma necessariamente graduale e sostenibile. In sostanza andiamo a operare nel settore intermedio tra la gestione operativa Erp e l’automazione di impianti e strumenti, entrambe ben coperte da soluzioni allo stato dell’arte, realizzando con la digitalizzazione una piena integrazione delle informazioni e delle interazioni tra funzioni aziendali a tutti i livelli.
Si tratta di sostituzioni di soluzioni esistenti e realizzazioni di soluzioni e interazioni nuove per i laboratori integrati; per la logistica interna per aumentare robustezza ed efficienza della movimentazione di stabilimento; per la connessione e integrazione di tutta l’automazione di campo con valenze plurime in termini di esecuzione, controllo, analisi a più livelli; per la gestione documentale digitalizzata e condivisa; per il batch record elettronico sia in redazione che in revisione, per i processi condivisi di quality assurance, per la manutenzione digitalizzata e predittiva.
Insomma, stiamo rendendo realtà un’ipotesi da cui eravamo partiti anni fa. Per la nostra azienda, che è una media azienda italiana molto internazionalizzata, tutto ciò rappresenta una sfida innovativa, invasiva, costosa, coinvolgente e alla fine redditizia. Siamo impazienti di verificare i primi consuntivi, non solo in termini finanziari, ma soprattutto di vantaggi indotti che sono l’interazione e l’integrazione efficiente ed efficace interna ed esterna. I primi segnali dicono che abbiamo imboccato il giusto sentiero e guardiamo a elementi più concreti per confermare le nostre intuizioni.
QP Qualified Person

QUALIFIED PERSON e digitalizzazione

NCF Notiziario Chimico Farmaceutico n.5 Giugno 2020 – di Mirka Broccato Lo tsunami Covid-19 ha ulteriormente messo in mostra quanto la digitalizzazione abbia un ruolo centrale nel rendere possibile in totale compliance il lavoro da remoto, qualora le condizioni lo richiedano

Il ruolo della Qualified Person (QP)

è quello di garantire la qualità del medicinale attraverso l’applicazione delle GMP. Per le GMP un medicinale non è fatto solo di compresse in blister o soluzioni in fiala. Un medicinale è anche l’espressione del Sistema qualità dell’azienda che lo produce, della buona pratica di gestione delle macchine, dei documenti e dei dati, della competenza del personale che lo produce, lo controlla e verifica l’adeguatezza dei suoi processi. E di molto altro ancora. E allora la domanda è: come può oggi una persona sola, sotto la propria responsabilità (anche penale!), garantire che tutto quanto è legato alla produzione del medicinale funzioni bene? Di più: che funzioni in modo robusto e permanente? Un tempo si pensava che il compito di garantire la qualità dei nostri medicinali spettasse al Controllo Qualità. Le QP si affidavano ai tecnici di laboratorio, ai loro campioni, ai risultati delle loro analisi per assicurarsi che il prodotto fosse conforme e di adeguata qualità. Poi si è capito che, per quanto un campione possa essere statisticamente significativo e per quanto si possa scegliere, sviluppare e convalidare una metodica analitica affidabile, qualcosa può comunque fallire senza che il CQ possa intercettarla. Può alzarsi la temperatura di un reattore a causa del malfunzionamento di una sonda, con rischi sulla stabilità del prodotto e conseguenti reclami o rientri dal mercato. Può accadere che un manutentore cambi il filtro di una macchina con uno identico ma di un altro fornitore, con la conseguenza che nei profili cromatografici spuntino dei picchi di impurezze sconosciute non giustificabili. Ebbene, in tutto questo, come può la QP dare la garanzia di conformità e di rispetto delle norme che ci si attende dalla sua funzione? Come può in scienza e coscienza assicurare che la qualità del processo nella sua interezza sia soddisfatto con certezza o quantomeno con un buon margine di sicurezza? Sempre più, grazie alla disponibilità di nuove tecnologie digitali, la risposta è chiara: servono infrastrutture e sistemi che raccolgano i nostri dati e li elaborino. Sono poi sempre i tecnici esperti, competenti, formati all’uso del digitale che li interpretano e ne traggono le informazioni necessarie per consentire alle QP di prendere decisioni consapevoli. Servono in sintesi: progetti di digitalizzazione integrati e mirati alle esigenze specifiche della azienda. La QP e il processo di produzione Servono soluzioni digitali come i MES (Manufacturing Execution System) che raccolgono, dagli impianti e dai sistemi di controllo, i parametri critici dei processi (Critical Process Parameters, CPP), quelli che i nostri esperti di produzione con uno sguardo interpretano ma che, se quello sguardo è per un istante volto altrove, sono persi per sempre, e con loro è persa la possibilità di conoscere la reale storia di quel lotto. È necessario garantire la possibilità di collegare ciò che accade durante la produzione di ogni lotto con quello che di quel lotto accadrà poi, quando sarà in fase di analisi e quindi distribuito nelle farmacie. I dati vitali dei processi servono alle QP per monitorare l’andamento della produzione e permettere loro di prendere con tempestività le giuste decisioni ogni volta che serve, anche quando non sono fisicamente presenti nelle officine di produzione. Come può accadere sempre, ma può servire in particolare, in periodi come questi. I processi di Qualità Servono soluzioni digitali che ci consentano di collegare reparti che solo apparentemente sono scollegati. Per promuovere la cultura dello scambio delle informazioni e bandire per sempre il lavoro a silos. È il caso delle soluzioni EQMS (Enterprise Quality Management System), con le quali possiamo integrare l’Ufficio acquisti e la logistica con lo Sviluppo, con il Controllo Qualità, con l’Assicurazione Qualità e con la produzione. Cosa c’entra l’Ufficio acquisti? C’entra! C’entra per esempio quando improvvisamente un fornitore di un eccipiente smette di rifornirci una materia prima perché, come abbiamo imparato molto bene in questi giorni, un’emergenza sanitaria globale ha messo in crisi i mercati. E allora serve trovare una fonte alternativa, valutare una immensa mole di documenti e farlo in fretta perché la produzione è già stata programmata. È soprattutto in momenti come questi che una soluzione digitale può rendere i processi di change control efficienti e sicuri, garantendo che tutti gli attori coinvolti siano messi nelle condizioni di esprimere rapidamente e in modo oggettivo il loro giudizio. I laboratori Servono soluzioni digitali che ci consentano di raccogliere i dati dai laboratori e ci permettano di collegare velocemente l’andamento di un parametro di processo (CP) con quello di un attributo critico di qualità (CQA). Si tratta delle soluzioni LIMS (Laboratory Information Management System) e ELN (Electronic Laboratory Notebook). Sistemi che ci permettono di mettere a confronto l’andamento del profilo granulometrico di un componente con i tempi di miscelazione del prodotto che lo contiene, per capire che quel fornitore ha modificato il suo processo e ha mandato in deriva un nostro CQA. Solo con queste informazioni disponibili i tecnologi possono conoscere a fondo i processi e intervenire in anticipo, prima che la non conformità si generi, prima di dover correre ai ripari con un lotto di prodotto pronto per essere spedito. Solo con queste informazioni la QP è in grado di esprimere un giudizio complessivo di conformità di un medicinale, anche se costretta a sorvegliare l’officina lontano dalla propria postazione di lavoro. La complessità degli impianti Inoltre: come può la QP esercitare il suo ruolo di controllo sull’adeguatezza degli impianti, come da capitolo 3 delle GMP? Non si può certo pensare che disponga di conoscenze illimitate, di disponibilità infinite e che verifichi personalmente la conformità di tutte le macchine dell’officina. Per assicurare la qualità del processo sono necessari progetti di digitalizzazione integrati e mirati alle esigenze specifiche della azienda. Per poter garantire in modo puntuale, veloce e sicuro che gli impianti con cui abbiamo prodotto un lotto di medicinale siano in uno stato adeguato di manutenzione, deve disporre, ancora una volta, di informazioni adeguate. Un’azienda che dispone di una soluzione CMMS (Computerized Maintenance Management System) è un’azienda che garantisce in modo sicuro e veloce la necessaria tracciabilità tra lotti di medicinali, macchine di produzione e stato di manutenzione delle stesse. È un’azienda che, di fronte a un reclamo, una non conformità, è in grado di fare una root cause analysis adeguata e veloce. È un’azienda le cui persone chiave hanno da subito a disposizione le informazioni per identificare delle CAPA efficaci nel momento in cui servono e ovunque queste persone si trovino. E non un giorno più tardi. Perché quel giorno potrebbe essere decisivo. Il ruolo di “sorvegliante” E infine, come può una QP assicurare che ogni singolo lotto di medicinale sia stato prodotto in conformità alle GMP e alla marketing authorization? Ogni giorno, con la sua firma, la QP è responsabile di garantire che ogni attività compiuta per trasformare le materie prime in un medicinale sia stata compiuta adeguatamente. Che sia stata fatta in accordo a procedure e a metodi approvati. A procedure e metodi che le nostre autorità hanno autorizzato. Il modo migliore con cui una QP può oggi, con adeguata serenità, farsi garante di questo ruolo di sorveglianza è quello di poter contare su un sistema che esercita un controllo attivo su ogni singola fase del processo di fabbricazione. Un sistema che raccoglie i dati mentre si generano, che interagisce con l’operatore e avvisa laddove un evento non risponde allo standard atteso. Sì, stiamo parlando ancora di una soluzione digitale, cioè di un EBRS (Electronic Batch Record System). Certo, progettato e convalidato come si deve. Con un BR elettronico disponibile, completo, accurato e leggibile il rilascio del prodotto può essere fatto con sicurezza, anche da remoto. Come può essere richiesto, in particolare, ai tempi del Covid-19. La digitalizzazione è per tutti? La digitalizzazione di un’azienda è purtroppo ancora percepita come un processo lungo e costoso per le medie e piccole aziende italiane, ma può non essere così. Uno degli elementi di forza delle soluzioni digitali oggi disponibili, anche grazie all’avvento delle tecnologie 4.0, è che sì, sono integrabili, sì sono facilmente convalidabili, ma soprattutto possono essere realizzate un passo per volta, sulla base delle proprie necessità e con sostenibilità. Bisogna avere le idee chiare su dove si è e sulla meta da raggiungere. Conoscere i processi chiave, mapparli e far emergere i punti di forza e i punti di debolezza, anche e soprattutto in ottica di compliance e di efficienza. Stabilire i benefici raggiungibili con le risorse disponibili, sapendo di iniziare un cammino di miglioramento continuo con le proprie destinazioni, le proprie tappe e il proprio passo. QP e azienda digitale, tirando qualche somma I progetti di digitalizzazione consentono di aumentare di molto la fruibilità delle informazioni a tutti i livelli, non solo alle QP. L’azienda digitale si dà così la possibilità di svincolarsi dalle logiche della presenza fisica del personale e rende possibile non solo una sorveglianza attiva ma anche un’operatività attiva da remoto, creando il giusto substrato per lo sviluppo dello smart working, anche delle diverse funzioni chiave. La storia di questi giorni ci insegna che un’azienda digitale è anche una azienda più resiliente: nei momenti di emergenza è in grado di mantenere in vita i processi fondamentali del proprio business. Per le QP è contribuire a far sì che i farmaci, sulla cui qualità e aderenza alle normative vigilano ogni giorno, continuino ad arrivare in modo tempestivo ai pazienti che ne hanno necessità.
pharma 4.0

PHARMA 4.0™, il settore che nessuna emergenza deve fermare

Automazione Industriale di Valeria De Domenico


INTELLIGENZA ARTIFICIALE, BLOCKCHAIN, STAMPA 3D: NON È SOLO UN FATTO DI COMPETITIVITÀ, IL SETTORE FARMACEUTICO SI APPELLA A TUTTE LE TECNOLOGIE ABILITANTI PER GARANTIRE CONTINUITÀ ED EFFICIENZA, IN QUALSIASI SITUAZIONE CRITICA

Il tempo è come sospeso, mentre portiamo a termine l’approfondimento sull’industria farmaceutica italiana, settore nel quale il nostro Paese vanta una recente tradizione di eccellenza e parecchi primati a livello mondiale e che, adesso più che mai, rivendica tutta la propria importanza per il benessere di tutti.

Su questo tema abbiamo raccolto il commento di Teresa Minero, Founder e Ceo di LifeBee, azienda di consulenza e digitalizzazione nel Life Science, e presidente di Ispe Italia, European Leadership Team, Global Steering Committee SIG Pharma 4.0™, associazione no profit dei professionisti del farmaceutico e delle scienze della vita, che ringraziamo per la disponibilità.

«Come ben sottolineato da un comunicato di Farmindustria delle ultime ore (sera del 12 marzo, per chi legge, ndr.), il settore farmaceutico, e quello del Life Science in generale, svolgono un importante ruolo sociale, e non possono certo permettersi discontinuità nella distribuzione e nella produzione di farmaci o dispositivi medici e tantomeno possono fermare gli studi clinici attivi, rischiando di invalidare anni di lavoro»
, ci dice la Minero.
«Ciò riguarda sia i malati di Covid-19, sia quanti nell’emergenza continuano ad ammalarsi di altro e hanno purtroppo bisogno di cure non rimandabili, un esempio fra tutti quello dei malati oncologici. L’industria farmaceutica ha adottato misure importanti, dall’attivazione dello smart working per le funzioni di servizio degli uffici, alla messa in atto, per le attività da svolgersi necessariamente in loco, di piani di continuità e di emergenza che garantiscano i servizi essenziali, tutelando al massimo la salute di dipendenti e operatori. Anche LifeBee, che è solita erogare servizi essenziali di consulenza e di supporto ai clienti, come nella Farmacovigilanza e nel Regolatorio o in Produzione, nei Laboratori o nella stessa Qualità si è fatta trovare pronta.
Mi auguro che da questa esperienza drammatica usciremo tutti con una maggior consapevolezza dell’importanza delle nuove tecnologie, da usare con intelligenza, in un’ottica di sostenibilità e solidarietà».


UN’EVOLUZIONE A MACCHIA DI LEOPARDO

Quando nell’aprile 2019 ci eravamo confrontati sul tema di Pharma 4.0™, la dottoressa Minero aveva concluso definendolo il fenomeno non come una rivoluzione, ma come “piena evoluzione”, poiché da anni la maggior parte delle aziende del farmaceutico italiano si sta muovendo verso questo tipo di cambiamento.
Purtroppo a macchia di leopardo.
Dall’incontro organizzato lo scorso febbraio da LifeBee e Sparta Systems sui temi del Quality Management nel Pharma sono emersi ancora parecchi ostacoli “psicologici”, anche se la nuova formula del piano Industria 4.0 del Governo, che allarga gli investimenti alle tecnologie non necessariamente materiali, potrebbe essere un ulteriore incentivo per i Quality Management Systems.
Incentivi in questa direzione possono sicuramente aiutare ad ampliare in modo concreto, anche presso i “late adopter”, le prospettive di integrazione e digitalizzazione delle informazioni: non dimentichiamo che è proprio questo uno dei punti forti della vision 4.0.
Devo ricordare che troppo spesso in Italia il tema dell’Industria 4.0 è stato invece percepito come esclusivamente legato alle macchine produttive, proprio per il limite, posto dalla normativa, di beneficiare degli incentivi soltanto quando gli investimenti fossero legati a beni materiali. Ora questo vincolo è stato rimosso, e ciò potrebbe certamente aiutare la rivoluzione 4.0 a uscire dalle linee produttive per andare in reparti come la Qualità, la Logistica, il Regolatorio e la Ricerca & Sviluppo.
Venendo più specificamente a Pharma 4.0™, all’interno dell’azienda la condivisione delle informazioni si può e si deve tradurre nel miglioramento continuo dei processi, ma anche e soprattutto nell’aumento della compliance regolatoria.
Il tema che abbiamo approfondito nel nostro workshop del 5 febbraio a Milano sull’innovazione 4.0 per la Gestione dell’Assicurazione della Qualità è certamente ben calzante. Si tratta di automatizzare la gestione delle procedure operative, la gestione dei processi dei cosiddetti Change, delle Non Conformità, dei Reclami di mercato, delle CAPA (Corrective Actions & Preventive Actions), degli Audit di Qualità, siano essi interni o esterni, dei Training, solo per citare i principali. Vi sono certamente diverse spinte regolatorie in atto, e vorrei citare tra le tante una normativa in via di definizione in Europa su IDMP (Identification of Medicinal Product) e ancora troppo poco nota. Riguarda la sottomissione alle Autorità dei dati di base riguardanti il prodotto medicinale.
Già nelle modalità attuali, la sottomissione di questi dati è un’attività che richiede molto lavoro, e in più le norme IDMP, che puntano a una assai condivisibile standardizzazione internazionale di tali dati nel preciso interesse del paziente, comportano una revisione e spesso una razionalizzazione dei flussi di informazione interni all’azienda, prospettando grandi vantaggi in ogni direzione con l’uso intelligente della digitalizzazione».

UN MANIFESTO PER IL 2030

Inoltre, proprio le esperienze recenti, a volte anche solo casi pilota, di miglioramento nelle attività con le tecnologie digitali in chiave Pharma 4.0™ richiamano l’attenzione anche dei più distratti. Gli esempi sono numerosi, alcuni anche inattesi, come iniziative interessanti con la tecnologia Blockchain, apparentemente avveniristica e invece con prospettive molto interessanti, ma probabilmente il caso più significativo, che riassume bene ciò che sta succedendo, è il Manifesto per il 2030 del Farmaceutico Italiano.

Il Manifesto 2030, cui hanno partecipato importanti aziende come Dompè e Sanofi e che è stato presentato al Senato lo scorso settembre 2019, ha Pharma 4.0™ tra gli obiettivi strategici e la digitalizzazione tra le aree di intervento. Certamente la prima impressione leggendo il Manifesto è una lungimirante concretezza, ma un effetto collaterale importante è il mettere sotto i riflettori il tema della digitalizzazione, lanciando così un segnale che siamo convinti verrà recepito da molti.
Insomma, ci aspettiamo, per tornare all’immagine di un Pharma 4.0™ italiano a macchia di leopardo, che il leopardo inizi a smacchiarsi e tenda ad assumere una colorazione più uniforme.

QUALITÀ E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Interlocutore privilegiato nel discorso portato avanti da LifeBee è sicuramente Sparta Systems, azienda attiva nel mercato nelle soluzioni di gestione della conformità e della qualità aziendale, che ha introdotto in ambito QMS il tema dell’Intelligenza Artificiale.

Ce ne ha parlato Fabrizio Maniglio, Solution Engineer dell’azienda.
«L’intelligenza artificiale può essere sfruttata per aiutare a scoprire il significato dei dati di gestione della qualità sulla base di informazioni storiche rilevanti, cosi consentendo una migliore produttività e un processo decisionale intelligente all’interno dell’organizzazione. Nel nostro prodotto abbiamo inserito strutturalmente funzionalità di intelligenza artificiale a supporto dei processi decisionali: due esempi possono dare un’idea delle loro potenzialità. Il primo è la classificazione automatica: applicando algoritmi di machine learning e di elaborazione del linguaggio naturale, siamo in grado di classificare automaticamente reclami, deviazioni e non-conformità, garantendo che gli aspetti critici siano identificati con l’adeguata priorità e gestiti in modo rapido e appropriato. Il sistema può fornire suggerimenti e proposte di classificazione affinché i professionisti dell’Assicurazione Qualità possano rapidamente valutare il nuovo evento di qualità, favorendo una maggiore produttività e un processo decisionale intelligente. Il secondo è la correlazione automatica: riusciamo a sfruttare le capacità di intelligenza artificiale anche per ricavare informazioni dettagliate su dati di qualità.
Il sistema identifica e mette in correlazione eventi di qualità simile per fornire assistenza nelle successive azioni di miglioramento».


Questi principi stanno alla base del sistema QMS TrackWise Digital, che costituisce la proposta di Sparta Systems per le aziende del Pharma.
«TrackWise Digital è costruito su Saleforce.com, una piattaforma PaaS (Platform-as-a-Service), che consiste in una suite integrata di funzionalità di qualità (il QMS propriamente detto), tra le quali reclami, gestione della qualità dei fornitori (SQM), gestione dei documenti e gestione della formazione (DMS, TMS)», aggiunge Maniglio.

«TrackWise Digital è costruito sfruttando gli oltre 25 anni di esperienza nella gestione della qualità di Sparta Systems ed è un preconfigurato flessibile e scalabile, basato su riconosciuti Industry Standard. È il primo QMS del settore ad avere capacità decisionali potenziate all’intelligenza artificiale.
I vantaggi garantiti da questo tipo di prodotto sono tanti. Una delle aziende nostre clienti, ad esempio, voleva implementare processi di qualità efficienti, efficaci e uniformi in più siti aziendali in tutto il mondo per migliorare la capacità di risposta ai clienti e ridurre i costi in garanzia: con TrackWise Digital è riuscita ad armonizzare a livello globale i processi di qualità basati sugli standard del settore, a sfruttare le capacità di reporting avanzate per dimostrare la conformità normativa e a migliorare i processi di qualità generale migliorando così anche l’efficienza operativa».

Lean Lab lands in Turkey!

Prima esclusiva internazionale dell’evento creato da LifeBee, dedicato ai laboratori, per un pubblico selezionato di industrie farmaceutiche. Raffaella Vaiani, Teresa Minero e Karim El Sayed hanno condiviso esperienze e conoscenze Pharma 4.0™, road map digitale, lean, integrità dei dati e conformità nei laboratori di QC e R&D. Grazie al gruppo CONVAL e a Timur Kabadayı per il supporto organizzativo.

2019 ISPE Europe Pharma 4.0 Conference – Manchester, 20/21 novembre 2019

LifeBee sarà presente alla prossima conferenza ISPE di Manchester presso l’Old Trafford Stadium non solo come sponsor ma anche con Teresa Minero cochair e speaker per parlare di: “2019 Pharma 4.0 Survey Results: What Does Pharma Industry Understand Under Industry 4.0?” e con Elvis Graffeo per: “Data Integrity for Batch Record and Analytics”.
Per iscriversi clicca qui
Per compilare il questionario clicca qui

LifeBee partecipa alla Giornata di Studio “Data Integrity e 4.0”

LifeBee partecipa all’evento organizzato da ISPE Italia e GAMP.

Teresa Minero apre la Giornata di Studio “Data Integrity e 4.0” che si terrà a Milano martedì 1 ottobre.
Giorgio Civaroli sarà Chairman della sessione “Pharma 4.0, Cloud e Serializzazione”.

Fra i vari temi, il programma prevede:
– la presentazione delle novità delle ultime linee guida ISPE GAMP sul tema Data Integrity;
– la condivisione di esperienze concrete di diverse aziende farmaceutiche relativamente alla modalità di definizione e implementazione delle attività di Remediation di Data Integrity;
– l’analisi di una delle tecnologie abilitanti più promettenti del Pharma 4.0: il cloud;
– l’utilizzo del cloud nell’ambito della Serializzazione.

Per leggere il programma e iscriversi http://www.ispeitaly.it/

Martedì 01 ottobre 2019
Milano, Hotel Palazzo delle Stelline- Sala Manzoni – Corso Magenta 61 (Cadorna)

Teresa Minero Founder & CEO di LifeBee, Chair di ISPE Italia, Gruppo Leadership europea Steering Committee del Global Special Interest Group su Pharma 4.0

Giorgio Civaroli Senior Principal Consultant – LifeBee

LifeBee al 59° Simposio AFI a Rimini

Dal 5 al 7 giugno 2019 LifeBee sarà presente alla nuova edizione del Simposio organizzato da AFI.
Parteciperemo anche quest’anno per presentarti i nuovi progetti, invitarti al prossimo evento LeanLab di Ottobre a Milano e condividere le solite cose buone.
Prenota un appuntamento con uno dei nostri esperti di MES/EBRS, Data Integrity per Produzione, Serializzazione, LeanLab, Qualità, Regolatorio e Farmacovigilanza durante il Simposio.
Scrivi a Elvira Musmarra: e.musmarra@lifebee.it
Ci trovi agli stand 15 e 16.
Vediamoci a Rimini!
#SimposioAFI2019

Verso la piena evoluzione del pharma

di Valeria De Domenico – Automazione Industriale, n. aprile 2019, Gruppo Tecniche Nuove
L’INDUSTRIA FARMACEUTICA È IN “PIENA EVOLUZIONE” E LE AZIENDE ITALIANE DEL SETTORE SONO LEADER NEL MERCATO EUROPEO PER VALORE DELLA PRODUZIONE. QUALI LE TECNOLOGIE DI MAGGIOR SUCCESSO?
Oggi l’industria farmaceutica italiana sta attraversando senza dubbio un periodo di crescita e trasformazione. Gli stessi dati finanziari le riconoscono un’indiscutibile leadership europea soprattutto per quanto riguarda il valore della produzione. Del ruolo che le nuove tecnologie digitali ricoprono in questo processo ci ha parlato Teresa Minero, Fondatrice e CEO di LifeBee, azienda di consulenza e digitalizzazione attiva nel life science, che si pone l’obiettivo di supportare la transizione delle aziende del settore farmaceutico nell’era di Industria 4.0. «I pazienti di tutto il mondo chiedono farmaci sempre più efficaci, sicuri, disponibili in modo tempestivo e a prezzi sostenibili. Le imprese del settore farmaceutico stanno rispondendo a questa domanda grazie alle tante terapie innovative che rendono oggi possibile guarire malattie sin qui considerate incurabili. La trasformazione digitale fa il resto. Pharma 4.0 non è solo nuove macchine produttive e automazione integrata con i sistemi di gestione, come in un primo momento il pur illuminato Piano Calenda aveva fatto pensare ad alcuni, ma anche nuove tecnologie abilitanti di facile utilizzo, flussi di informazione integrati e condivisi anche all’esterno dell’azienda, processi rivisti, in continua evoluzione e, soprattutto, un’apertura mentale del tutto nuova. Teniamo presente poi che dal 2017 l’industria farmaceutica italiana è prima in Unione Europea per valore della produzione, con cifre che si attestano a più di 31 miliardi di euro. Secondo Farmindustria, nel 2018 questo comparto ha registrato un +2,4% della produzione (rispetto a +0,8% della media), un export a +4,7% e l’occupazione +1,2%. Siamo in una prospettiva di ambiente dinamico e di alte prestazioni. Sempre Farmindustria segnala che, negli ultimi anni, alla ricerca più tradizionale, peraltro di avanguardia e in crescita, si è affiancata la ricerca sull’innovazione “beyond-the-pill”, legata cioè all’interazione tra farmaco e dispositivi digitali, allo scopo di migliorare i risultati sanitari del paziente. Anche per questo motivo, parlerei più di azione, che non di reazione, della farmaceutica italiana. Pharma 4.0 è quindi “una piena evoluzione” piuttosto che un’effettiva rivoluzione, per quanto non solo a livello locale si diffonda a macchia di leopardo».
IL DIGITALE SI FA “PRODOTTO”
«La serializzazione», ci ha spiegato Teresa Minero entrando nello specifico, «è un ottimo esempio di quello che intendiamo per Pharma 4.0, indotta tra l’altro da un requisito regolatorio a livello europeo, attivo dallo scorso febbraio. In estrema sintesi, si tratta di assegnare e stampare in un codice a barre a matrice (Data Matrix) un codice seriale univoco che renda riconoscibile ogni singola confezione di farmaco. Al momento dell’acquisto, il farmacista effettua la scansione certificandone o meno l’integrità, grazie a un collegamento con la base dati regolatoria. È questo il 4.0: integrazione verticale – dal sensore al Cloud – e orizzontale – dall’azienda farmaceutica lungo tutta la catena logistica sino al farmacista e, quindi, al paziente. L’introduzione della serializzazione va dunque nella direzione della riduzione della contraffazione dei farmaci. Ma c’è di più: il digitale si fa addirittura “prodotto” per migliorare l’aderenza terapeutica dei farmaci, la cui non piena rispondenza alle aspettative rappresenta un’altra grande criticità del settore. Nel settembre 2017, la Food and Drug Administration (la agenzia regolatoria USA) ha approvato la prima terapia digitale per la disassuefazione da abuso di sostanze. Addirittura, oggi si può affermare che “il software è il principio attivo” e il cellulare può essere considerato l’eccipiente, il mezzo con il quale il paziente può interagire. Sono terapie destinate al malato, prescritte dal medico, sperimentate a livello clinico, sottoposte ad una attenta valutazione e integrate da buone pratiche assistenziali. Possono essere utilizzate in combinazione con il farmaco o, in alcuni casi, addirittura in alternativa. Possiamo quindi dire di essere davvero nella quarta era della terapia, quella digitale, dove più di 120 start up a livello internazionale stanno contribuendo a creare delle piattaforme abilitanti a vantaggio dei pazienti e di tutto l’ecosistema del farmaco e della salute».
DIGITAL TWIN: AUTOMATION INTEGRATION LAYER
Tra le tante tecnologie abilitanti sulle quali LifeBee punta, una riguarda l’integrazione dei dati di campo in ambito produttivo, ciò che viene definito Automation Integration Layer, che sta trovando una accoglienza calorosa proprio perché particolarmente congeniale al concetto di integrazione verticale e orizzontale. «Si tratta di costruire un Digital Twin dei sistemi di controllo delle macchine nello stabilimento, con la continua acquisizione intelligente di parametri, dati, valori di processo, azioni effettuate sulla macchina, in tutte le fasi del suo funzionamento. Non tutti i sistemi di automazione, in questo momento, sono allineati ai requisiti di Data Integrity, e il gemello digitale, catturando il dato al momento stesso della sua creazione, è in grado di introdurne la piena compliance. Inutile dire che, nel caso dei sistemi già in compliance, l’intero flusso di dati è integro, e diventa possibile anche scaricare verso il sistema di controllo dati e parametri come le ricette di produzione, aumentando così l’efficienza e la sicurezza di dati e operazioni. L’importante valore aggiunto è l’utilizzo dei dati raccolti in piena chiave 4.0: supporto immediato alle operazioni e possibilità vaste di analisi del processo e delle performance a tutti i livelli».  

Privacy Policy - Cookie Policy - Copyrights © 2018 LifeBee - All Rights Reserved - P.IVA IT04374150961       
                                  

Impresa associata a

A sostegno di

Impresa associata a

A sostegno di