Pharma 4.0 Smart Manufacturing Summit – Berlino, 8 settembre

🛑 In che modo l’Industria 4.0 può cambiare la produzione farmaceutica?
La transizione a Pharma 4.0™ offre nuove opportunità e sfide allo stesso tempo!
Per conoscere le risposte, l’evento da non perdere è “Pharma 4.0 Smart Manufacturing Summit”.

📢 Teresa Minero parla di “Pharma 4.0™: where we are, where the value is, what to do”
Un viaggio per capire Pharma 4.0 ™ e come gestirne la complessità: una roadmap per identificare i veri obiettivi e la strada corretta da seguire, valorizzare gli investimenti, raggiungere il vero valore.

Da non perdere!

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NCF LifeBee

Direttore di compliance e qualità e digitalizzazione

NCF Notiziario Chimico Farmaceutico – n.7 settembre 2020 – di Alberto Augeri

Matteo Santi è il compliance e quality director del gruppo Helsinn, società svizzera con un ampio portafoglio di terapie innovative per il cancro e le malattie rare, con diffusione in tutto il mondo. Matteo Santi ha la responsabilità del sistema integrato di compliance e qualità del gruppo Helsinn, assicurando e monitorando che le attività commerciali, di ricerca e di produzione rispettino i più elevati standard professionali etici e di qualità. Come data protection officer assicura inoltre la protezione dei dati personali e sensibili elaborati da o per conto del gruppo Helsinn.

Qual è stata la risposta della vostra azienda ai vincoli posti dalla pandemia?

Helsinn ha seguito da subito l’evoluzione della crisi ed ha reagito prontamente. A Lugano abbiamo il nostro headquarter, le divisioni R&D e Commerciale, e gli uffici legali. La produzione è a Biasca, 30 minuti a nord di Lugano, e in Irlanda. Negli Stati Uniti e in Cina abbiamo due sedi commerciali.
Mi ricordo perfettamente la prima riunione per discutere le prime azioni da intraprendere: era un lunedì mattina di fine febbraio, nel weekend erano state dichiarate le prime zone rosse in Italia. La prima misura adottata è stata quella di creare una task force che coordinasse le attività, mantenesse puntualmente informati il nostro general manager e il Ceo e che aveva come ruolo principale quello di adottare tutte le misure necessarie per salvaguardare la protezione della salute fisica dei nostri collaboratori e di adottare tutte le misure necessarie a supporto della business continuity.
Personalmente ho partecipato alla definizione delle misure da adottare presso la sede di Lugano, mantenendo però una stretta collaborazione con le task force locali.
L’aspetto più importante sin da subito è stato quello di prepararci a consentire al 100% del personale di operare in remoto. Nella sede di Lugano il lavoro in remoto non era una novità, ma fino a quel momento solo il 20% dei dipendenti ne usufruiva. L’obiettivo era quello fornire il necessario supporto tecnologico per consentire a circa 200 persone di svolgere il proprio lavoro lontano dagli uffici. Per i nostri stabilimenti il discorso è stato più complesso: la presenza in stabilimento era necessaria per proseguire la produzione, quindi sono state adottate misure aggiuntive, quali la riduzione del numero delle presenze giornaliere, misure per mantenere il distanziamento e suddivisione in gruppi per un discorso di tracciabilità in caso di contagio. Nella definizione delle misure da adottare per noi era fondamentale intervenire nei tempi e modi più appropriati tenendo in considerazione le decisioni che venivano prese da una parte e dall’altra del confine dato che alcuni colleghi risiedono in Italia. Come tutti sappiamo, nel giro di un paio di settimane la situazione è precipitata, con il lockdown in Italia e l’aumento dei casi. A quel punto Helsinn ha deciso che tutto il personale della sede di Lugano lavorasse in remoto. Era il 9 di marzo. In due settimane il team IT è riuscito nella missione impossibile di estendere al 100% del personale di sede la possibilità di lavoro da remoto. I colleghi hanno iniziato a lavorare da casa e stanno continuando a farlo. È iniziato un rientro graduale a inizio giugno, ma fino a fine agosto è stato deciso di mantenere bassa la densità del personale negli uffici per garantire l’adeguato distanziamento sociale.

Quali sono stati i progetti di digitalizzazione nell’ambito della sua organizzazione che hanno “abilitato” una transizione così veloce ed efficace allo smart working?

Come anche voi sapete, negli anni Helsinn ha investito nel digitale, molti processi sono ormai completamente elettronici. Il lifecycle dei documenti GxP, (circa 3.000 policy, procedure e form), i principali flussi del Corporate quality management system (change control, deviation, Capa, Oos), i sistemi LIMS di laboratorio, il rilascio dei lotti, la revisione dei contratti, la valutazione di ethics and compliance delle terze parti (circa 2.000 terze parti), sono oggi processi smart e paperless.
A tutto questo si aggiunge la possibilità di fare meeting e training e di condividere documenti mediante piattaforme di content management e di collaboration. La comunicazione, la condivisione di documenti in modo veloce e sicuro sono stati gli elementi che hanno consentito ai nostri colleghi di continuare a lavorare senza disagi, anche se lontani dall’ufficio. E poi abbiamo fatto di necessità virtù: altri processi, altre iniziative sono nate in questi mesi, ad esempio il nostro marketing è riuscito a raggiungere i nostri partner mediante la creazione di virtual room, così come il Medical affairs, che ha organizzato con successo dei virtual advisory board. Su questo, attualmente ci stiamo appoggiando a società esterne ma valuteremo a breve l’adozione di un sistema nostro.

Quali i vantaggi, cosa si può fare oggi e non si sarebbe potuto fare, se non ci fossero stati “live” quei sistemi?

Si tratta quasi sempre di soluzioni esistenti pre-Covid emergency: quello che ci sembrava ovvio e normale prima è diventato essenziale.
Molti di questi sistemi sono strettamente correlati al rilascio dei lotti, si tratta di flussi che richiedono una gestione in tempo reale. Se avessimo avuto ancora la gestione tradizionale su carta molte attività sarebbero state impossibili. Inoltre, è iniziato un processo fortemente sponsorizzato dal top management, che ci condurrà a una new normality.
È ora il momento di accelerare: stiamo disegnando e mettendo in cantiere diverse iniziative, anche sulla base dell’esperienza emergenziale. Vogliamo far tesoro delle lezioni dell’emergenza per una messa a punto ragionata, rapida ed efficace del nostro piano di digitalizzazione nelle priorità e nelle modalità.
Si tratta di dare priorità all’ottimizzazione di alcuni processi, e iniziare nuovi progetti per rendere i flussi più agili, snelli ed efficaci.

Digitalizzazione in ambiti regolati: tanti vantaggi, ma quali sono i vincoli e i punti di attenzione?

La maggior parte dei sistemi che vi ho elencato gestisce flussi GxP, altri sistemi invece dati sensibili e personali e tutti contengono informazioni confidenziali, e il know-how aziendale. Esiste un vantaggio evidente che riguarda l’integrità del dato, quando a gestirlo è un sistema informatico, ma è fondamentale che per i sistemi GxP siano effettuate le necessarie convalide e per tutti si valutino attentamente quali misure di sicurezza debbano essere adottate per ridurre adeguatamente i rischi.Sulla convalida, non è più procrastinabile trovare e consolidare metodi alternativi alla convalida “classica”. Bisogna sviluppare un’idea di convalida, specialmente per le soluzioni cloud, basata su risk management e sulla piena conoscenza dei processi sottesi e delle soluzioni digitali a supporto. Dobbiamo trovare la collaborazione dei partner di integrazione e di fornitura per realizzare una convalida robusta e “light” sulle nuove release che si succedono anche più volte all’anno, in modo da garantire la totale compliance senza appesantire troppo il re-testing. I cyber attack sono considerati oramai uno dei maggiori rischi per le aziende e un’attenta analisi è fondamentale prima di iniziare a utilizzare un nuovo sistema.Il trend degli ultimi anni è quello di avere sempre più sistemi on cloud e questo da un lato consente più flessibilità, di avere sempre l’ultimo aggiornamento a portata di mano, ma può rendere la vita difficile a chi deve testare, convalidare e documentare le funzionalità dei sistemi digitali e garantirne la sicurezza. Su questo punto personalmente credo che sia necessaria ancor più del passato una stretta collaborazione tra chi è responsabile della compliance di questi sistemi e gli stakeholder interni. Per i nuovi sistemi è necessario da subito pensare alla privacy by design, alla data integrity by design, e alla cyber security.

Quali i piani per abilitare ora una “new normality”?

Li stiamo appunto definendo, partendo dall’esperienza emergenziale e dal nostro precedente cammino di digitalizzazione. Perché è certo che, al di là di un possibile nuovo modello del lavoro di ufficio, la digitalizzazione sarà sempre più al centro del nuovo modo di lavorare, con un’oggettiva accelerazione che consegue all’emergenza che abbiamo vissuto. E allora certamente, come dicevamo, un atteggiamento nuovo e “light” alla convalida nelle tre direzioni, GxP, privacy e cyber security, a fare da fondamenta alla struttura degli interventi di trasformazione e di evoluzione digitale.
Le posso certamente dire che alcuni progetti già pensati ora assumono un’importanza diversa.
Stiamo pensando alla gestione dei contratti con firma digitale di valore legale, ad esempio. Allo stesso modo intendiamo sviluppare e ottimizzare le nostre piattaforme di e-learning, abbattendo la necessità di training de visu.
E aggiungo due obiettivi, tra gli altri, che ci stiamo ponendo per il medio e lungo termine. Uno riguarda l’utilizzo di strumenti di realtà aumentata: ad esempio stanno prendendo piede esperienze di utilizzo degli smart glasses per la manutenzione da remoto dei fornitori di tecnologia. A prescindere da possibili ulteriori emergenze, sono misure che permettono una straordinaria efficacia e tempestività degli interventi. Un altro è realizzare la possibilità di operare gli audit da remoto: audit passivi da clienti e da autorità regolatorie, audit attivi ai nostri fornitori. Di nuovo, si tratta di efficienza ed efficacia nei costi e nelle modalità. Ognuno di questi temi presenta grandi opportunità e potenziali criticità da gestire: basti pensare alla gestione delle immagini della tua azienda dagli smart glasses, la cui circolazione deve essere segregata in modo totalmente chiaro e affidabile. Bisogna certamente guardare al futuro, anche per un’azienda, come la nostra, che al futuro ha sempre riservato un occhio di riguardo.
È un futuro che nella primavera del 2020 si è avvicinato molto, è già qui.
NCF_LifeBee

Direttore di stabilimento e digitalizzazione

NCF Notiziario Chimico Farmaceutico – n. 6 luglio 2020 – di Alberto Augeri

Lo tsunami Covid-19 ha ulteriormente messo in mostra quanto la digitalizzazione abbia un ruolo centrale nel rendere possibile in totale compliance il lavoro da remoto, quando le condizioni lo richiedano

Toni Valente è il direttore dello stabilimento di Capua di Pierrel, un’azienda italiana leader nella produzione di specialità farmaceutiche e nello sviluppo, registrazione e licensing di nuovi farmaci e dispositivi medici, con più del 75% della produzione destinato all’estero. Valente ci risponde con l’abituale cortesia, in videoconferenza dal suo ufficio, per parlarci di un orizzonte strategico e fattibile che Pierrel sta disegnando in uno scenario di crescita. Uno scenario di mutamento che, già denso, è stato reso incandescente dalle urgenze inattese procurate dall’attualità dettata dall’emergenza Covid-19.

Lei si è sempre occupato in prima persona di condurre il piano di digitalizzazione del suo sito produttivo, vera azienda nell’azienda: può spiegarci i motivi?

Perché un serio piano digitale è pervasivo di tutte le attività e di tutti gli aspetti del sito. Non esiste un sistema fine a sé stesso, né un processo slegato dal contesto organizzativo, né un’organizzazione che prescinda dalle informazioni. Con una forte valenza di evoluzione e innovazione, è ciò che l’azienda ha deciso anni fa di perseguire con ferma determinazione.

Quali esigenze vi hanno spinto a considerare e poi varare un piano di digitalizzazione?

È stata appunto una scelta strategica, del tutto connaturata al piano di sviluppo della nostra azienda. Con una posizione di preminenza settoriale nel campo degli anestetici dentali negli Stati Uniti, nel 2018 Pierrel ha deciso un ulteriore rilancio, anche in Europa e a livello globale, attuando interventi sulla gestione operativa e sulla stessa capacità produttiva dello stabilimento di Capua.
Sul piano della gestione operativa, due i riferimenti: compliance e approccio lean, a fare anche da guida per l’aumento della capacità. Inevitabile la traduzione, all’atto pratico, in digitalizzazione dell’azienda, in tutte le sue applicazioni. Abbiamo coniato l’acronimo AID che per noi significa automazione (del campo operativo), integrazione (delle relazioni interfunzionali e interaziendali), digitalizzazione (dei dati e metadati per una loro più facile rielaborazione).
Mi spiego con un esempio: se la reportistica giornaliera di produzione, di schedulazione e di controllo di gestione nasce da elaborazioni individuali di dati originali ma rielaborati su file Excel autonomi, allora l’automazione, oltre ad aiutare gli operatori di campo, può generare dei dati univoci, contemporanei e certi per i tre i punti di vista, dando un’informazione uniforme al management in modo integrato e con flussi definiti, digitalizzati per permettere dei report tempestivi, intelligenti e mirati sui quali ragionare.

Qual è l’obiettivo?

Più in generale, il piano di AID è un preciso impegno per il nostro miglioramento continuo: partire da una posizione di best in class certamente ci aiuta, ma consolidare ed evolverci restano le nostre priorità.
Ciò è tanto più vero se consideriamo anche l’altro nostro obiettivo: il sostanziale raddoppio della capacità produttiva entro il 2021, che comporta un ampliamento sensibile delle aree operative dello stabilimento. In altre parole, il nostro piano di sviluppo agisce contemporaneamente su due fronti molto impegnativi: quello più classicamente ingegneristico e impiantistico e quello della trasformazione digitale delle attività e dell’organizzazione.
Si può immaginare il livello ambizioso degli investimenti, da una parte, e di impegno per tutto il personale, dall’altra.
Siamo anche consapevoli che abbiamo bisogno di preziose competenze esterne, come le vostre, che ci diano supporto nel nostro processo di trasformazione: perciò, a sostenere la nostra ambizione, abbiamo operato un’accurata scelta dei nostri partner a nostro supporto nelle best practice gestionali, progettuali e tecnologiche.

Che vantaggi vi attendete dalla digitalizzazione?

I vantaggi devono essere tangibili nella quotidianità operativa con meno rework e disconnessioni.
Ci aspettiamo che ogni funzione, a ogni livello, sviluppi una maggiore rapidità di azione in tutti i processi decisionali, reagendo più velocemente e anzi anticipando la tendenza degli avvenimenti, dal singolo evento di processo all’andamento tendenziale delle attività operative, alla strategia globale sul mercato internazionale.
A maggior ragione in una organizzazione come la nostra, che mi piace rappresentare anziché con responsabilità racchiuse in caselle dell’organigramma, come dei piccoli cloud che interagiscono: è un valore della nostra azienda. Questo modello viene rafforzato e sostenuto dal mettere a fattor comune le informazioni: certe, uniformi, accurate e ben organizzate per ogni fruitore, a tutti i livelli. Il primo effetto evidente del piano è una collaborazione e un’interazione ancora maggiore tra le funzioni aziendali. Effetti contemporanei, e fondamentali, sono una riduzione dei rework (a tutti i livelli), un aumento dell’efficienza, una riduzione degli sprechi e degli spostamenti (smart working, anche in prospettiva, è uno di questi).
Ecco dunque che un processo di digitalizzazione, così concepito, ci permetterà una nuova struttura del miglioramento continuo, in uno scenario, lo ripeto, di una produzione almeno raddoppiata.

E in tutto questo è entrata a gamba tesa l’emergenza sanitaria…

L’emergenza pandemica, a mio parere, è stata un booster: amplificatore e catalizzatore per un processo in atto che molte aziende, organizzazioni e la stessa civile stavano programmando in maniera però molto più graduale. Ci siamo ritrovati da un giorno all’altro a ribaltare atteggiamenti, comportamenti e organizzazioni consolidate, nel bene e nel male, da anni. È stato necessario adattarsi immediatamente per conservare nel nostro caso la business continuity, doverosa, per molti motivi, specialmente all’interno dell’industria farmaceutica sia nel sistema aziendale, che con le agenzie regolatorie e i clienti. Infatti, abbiamo adottato procedure più snelle, che hanno richiesto un diverso approccio mentale e operativo, con una diversa modalità di rapportarsi all’esercizio delle proprie responsabilità.
Per quanto ci riguarda, ad esempio, senza citare i molti provvedimenti attuati nello stabilimento per aumentare il distanziamento e la sicurezza, adesso, nonostante lo stabilimento operi h24 7/7, più del 30% del personale delle strutture di supporto lavora in smart working.
In questo scenario il ruolo del direttore di stabilimento consiste nel garantire il flusso delle informazioni fra i presenti in campo e le funzioni o parte di esse remotizzate, assicurando la disponibilità dell’informazione certa, affidabile e continua. Ovviamente le soluzioni informative in parte già inserite nel nostro piano di AID sono state di enorme e indispensabile supporto ma, proprio per questo, alla luce di quanto avvenuto andranno ampliate e consolidate. In fondo possiamo applicare alle nostre aziende il tormentone che ci poniamo come società civile: dopo questa pandemia torneremo ad essere tutti come prima o saremo diversi?
Personalmente ritengo che bisogna valutare questo momento lavorativo spogliandolo dell’esigenza emergenziale e replicandone gli aspetti positivi all’interno di un meccanismo procedurale e organizzativo, così da rendere sistematico e fluido quanto realizzato nella situazione di necessità che ci siamo trovati ad affrontare.
Per quanto riguarda la nostra azienda, possiamo dire che questo booster ha, da una parte confermato l’impianto del nostro approccio all’AID e, dall’altra, ha offerto esperienza procedurale, organizzativa e informativa che porteremo a frutto immediatamente nella realizzazione in atto del piano.

Torniamo al vostro piano di digitalizzazione: come si declina?

Abbiamo concepito il piano in cinque anni, con uno studio preliminare delle esigenze che ha coinvolto un team specifico per tre mesi, in modo da considerare tutti i processi operativi dello stabilimento su cui intervenire nell’integrazione e nella digitalizzazione.
Di certo il piano deve perseguire compliance e approccio lean, con un’attenzione all’esecuzione e alla transizione controllata della trasformazione operativa che deve essere sì incisiva e rapida, ma necessariamente graduale e sostenibile. In sostanza andiamo a operare nel settore intermedio tra la gestione operativa Erp e l’automazione di impianti e strumenti, entrambe ben coperte da soluzioni allo stato dell’arte, realizzando con la digitalizzazione una piena integrazione delle informazioni e delle interazioni tra funzioni aziendali a tutti i livelli.
Si tratta di sostituzioni di soluzioni esistenti e realizzazioni di soluzioni e interazioni nuove per i laboratori integrati; per la logistica interna per aumentare robustezza ed efficienza della movimentazione di stabilimento; per la connessione e integrazione di tutta l’automazione di campo con valenze plurime in termini di esecuzione, controllo, analisi a più livelli; per la gestione documentale digitalizzata e condivisa; per il batch record elettronico sia in redazione che in revisione, per i processi condivisi di quality assurance, per la manutenzione digitalizzata e predittiva.
Insomma, stiamo rendendo realtà un’ipotesi da cui eravamo partiti anni fa. Per la nostra azienda, che è una media azienda italiana molto internazionalizzata, tutto ciò rappresenta una sfida innovativa, invasiva, costosa, coinvolgente e alla fine redditizia. Siamo impazienti di verificare i primi consuntivi, non solo in termini finanziari, ma soprattutto di vantaggi indotti che sono l’interazione e l’integrazione efficiente ed efficace interna ed esterna. I primi segnali dicono che abbiamo imboccato il giusto sentiero e guardiamo a elementi più concreti per confermare le nostre intuizioni.

LifeBee’s webinar – Serializzazione: le Compliance del prossimo Biennio

LifeBee e Tracelink vi invitano a partecipare ad un Webinar unico e gratuito in cui saranno presentate le Normative di Serializzazione attese nel 2021-2022

22 settembre 2020, ore 11.00 – 12.30

Iscrizione qui

Il Webinar, in italiano e della durata di 90 minuti, comprende una sessione di 30 minuti interattiva in cui i partecipanti potranno fare domande, condividere dubbi o chiedere informazioni specifiche per il proprio contesto di serializzazione.

Si parlerà di: Russia, Brasile, Cina, EU (Brexit e Alert Management), US e Medio Oriente.

Per massimizzare l’efficacia del Webinar, sin dalla iscrizione sarà possibile inviare domande o argomenti da trattare durante la sessione interattiva finale.

Relatori:

Elvis Graffeo, Partner – LifeBee Benvenuto e Introduzione

Allan Bowyer, Global Track-and-Trace Compliance SME – TraceLink Serializzazione, le Compliance del prossimo Biennio

Allan Bowyer + Elvis Graffeo Sessione interattiva di domande e risposte

Quando:

22 settembre 2020, 11.00-12.30

Il Webinar organizzato da LifeBee e TraceLink è patrocinato da


Il Webinar è organizzato in media partnership con

QP Qualified Person

Qualified Person e Digitalizzazione

NCF Notiziario Chimico Farmaceutico n.5 Giugno 2020 – di Mirka Broccato

Lo tsunami Covid-19 ha ulteriormente messo in mostra quanto la digitalizzazione abbia un ruolo centrale nel rendere possibile in totale compliance il lavoro da remoto, qualora le condizioni lo richiedano

Il ruolo della Qualified Person (QP) è quello di garantire la qualità del medicinale attraverso l’applicazione delle GMP. Per le GMP un medicinale non è fatto solo di compresse in blister o soluzioni in fiala. Un medicinale è anche l’espressione del Sistema qualità dell’azienda che lo produce, della buona pratica di gestione delle macchine, dei documenti e dei dati, della competenza del personale che lo produce, lo controlla e verifica l’adeguatezza dei suoi processi. E di molto altro ancora.

E allora la domanda è: come può oggi una persona sola, sotto la propria responsabilità (anche penale!), garantire che tutto quanto è legato alla produzione del medicinale funzioni bene? Di più: che funzioni in modo robusto e permanente?

Un tempo si pensava che il compito di garantire la qualità dei nostri medicinali spettasse al Controllo Qualità.
Le QP si affidavano ai tecnici di laboratorio, ai loro campioni, ai risultati delle loro analisi per assicurarsi che il prodotto fosse conforme e di adeguata qualità. Poi si è capito che, per quanto un campione possa essere statisticamente significativo e per quanto si possa scegliere, sviluppare e convalidare una metodica analitica affidabile, qualcosa può comunque fallire senza che il CQ possa intercettarla. Può alzarsi la temperatura di un reattore a causa del malfunzionamento di una sonda, con rischi sulla stabilità del prodotto e conseguenti reclami o rientri dal mercato.
Può accadere che un manutentore cambi il filtro di una macchina con uno identico ma di un altro fornitore, con la conseguenza che nei profili cromatografici spuntino dei picchi di impurezze sconosciute non giustificabili.

Ebbene, in tutto questo, come può la QP dare la garanzia di conformità e di rispetto delle norme che ci si attende dalla sua funzione? Come può in scienza e coscienza assicurare che la qualità del processo nella sua interezza sia soddisfatto con certezza o quantomeno con un buon margine di sicurezza?

Sempre più, grazie alla disponibilità di nuove tecnologie digitali, la risposta è chiara: servono infrastrutture e sistemi che raccolgano i nostri dati e li elaborino. Sono poi sempre i tecnici esperti, competenti, formati all’uso del digitale che li interpretano e ne traggono le informazioni necessarie per consentire alle QP di prendere decisioni consapevoli.
Servono in sintesi: progetti di digitalizzazione integrati e mirati alle esigenze specifiche della azienda.

La QP e il processo di produzione

Servono soluzioni digitali come i MES (Manufacturing Execution System) che raccolgono, dagli impianti e dai sistemi di controllo, i parametri critici dei processi (Critical Process Parameters, CPP), quelli che i nostri esperti di produzione con uno sguardo interpretano ma che, se quello sguardo è per un istante volto altrove, sono persi per sempre, e con loro è persa la possibilità di conoscere la reale storia di quel lotto.
È necessario garantire la possibilità di collegare ciò che accade durante la produzione di ogni lotto con quello che di quel lotto accadrà poi, quando sarà in fase di analisi e quindi distribuito nelle farmacie.
I dati vitali dei processi servono alle QP per monitorare l’andamento della produzione e permettere loro di prendere con tempestività le giuste decisioni ogni volta che serve, anche quando non sono fisicamente presenti nelle officine di produzione.
Come può accadere sempre, ma può servire in particolare, in periodi come questi.

I processi di Qualità

Servono soluzioni digitali che ci consentano di collegare reparti che solo apparentemente sono scollegati. Per promuovere la cultura dello scambio delle informazioni e bandire per sempre il lavoro a silos.
È il caso delle soluzioni EQMS (Enterprise Quality Management System), con le quali possiamo integrare l’Ufficio acquisti e la logistica con lo Sviluppo, con il Controllo Qualità, con l’Assicurazione Qualità e con la produzione.

Cosa c’entra l’Ufficio acquisti?

C’entra!
C’entra per esempio quando improvvisamente un fornitore di un eccipiente smette di rifornirci una materia prima perché, come abbiamo imparato molto bene in questi giorni, un’emergenza sanitaria globale ha messo in crisi i mercati. E allora serve trovare una fonte alternativa, valutare una immensa mole di documenti e farlo in fretta perché la produzione è già stata programmata.
È soprattutto in momenti come questi che una soluzione digitale può rendere i processi di change control efficienti e sicuri, garantendo che tutti gli attori coinvolti siano messi nelle condizioni di esprimere rapidamente e in modo oggettivo il loro giudizio.

I laboratori

Servono soluzioni digitali che ci consentano di raccogliere i dati dai laboratori e ci permettano di collegare velocemente l’andamento di un parametro di processo (CP) con quello di un attributo critico di qualità (CQA).
Si tratta delle soluzioni LIMS (Laboratory Information Management System) e ELN (Electronic Laboratory Notebook).
Sistemi che ci permettono di mettere a confronto l’andamento del profilo granulometrico di un componente con i tempi di miscelazione del prodotto che lo contiene, per capire che quel fornitore ha modificato il suo processo e ha mandato in deriva un nostro CQA.
Solo con queste informazioni disponibili i tecnologi possono conoscere a fondo i processi e intervenire in anticipo, prima che la non conformità si generi, prima di dover correre ai ripari con un lotto di prodotto pronto per essere spedito.
Solo con queste informazioni la QP è in grado di esprimere un giudizio complessivo di conformità di un medicinale, anche se costretta a sorvegliare l’officina lontano dalla propria postazione di lavoro.

La complessità degli impianti

Inoltre: come può la QP esercitare il suo ruolo di controllo sull’adeguatezza degli impianti, come da capitolo 3 delle GMP?

Non si può certo pensare che disponga di conoscenze illimitate, di disponibilità infinite e che verifichi personalmente la conformità di tutte le macchine dell’officina.
Per assicurare la qualità del processo sono necessari progetti di digitalizzazione integrati e mirati alle esigenze specifiche della azienda.
Per poter garantire in modo puntuale, veloce e sicuro che gli impianti con cui abbiamo prodotto un lotto di medicinale siano in uno stato adeguato di manutenzione, deve disporre, ancora una volta, di informazioni adeguate.
Un’azienda che dispone di una soluzione CMMS (Computerized Maintenance Management System) è un’azienda che garantisce in modo sicuro e veloce la necessaria tracciabilità tra lotti di medicinali, macchine di produzione e stato di manutenzione delle stesse.
È un’azienda che, di fronte a un reclamo, una non conformità, è in grado di fare una root cause analysis adeguata e veloce.
È un’azienda le cui persone chiave hanno da subito a disposizione le informazioni per identificare delle CAPA efficaci nel momento in cui servono e ovunque queste persone si trovino.
E non un giorno più tardi. Perché quel giorno potrebbe essere decisivo.

Il ruolo di “sorvegliante”

E infine, come può una QP assicurare che ogni singolo lotto di medicinale sia stato prodotto in conformità alle GMP e alla marketing authorization?

Ogni giorno, con la sua firma, la QP è responsabile di garantire che ogni attività compiuta per trasformare le materie prime in un medicinale sia stata compiuta adeguatamente. Che sia stata fatta in accordo a procedure e a metodi approvati. A procedure e metodi che le nostre autorità hanno autorizzato.
Il modo migliore con cui una QP può oggi, con adeguata serenità, farsi garante di questo ruolo di sorveglianza è quello di poter contare su un sistema che esercita un controllo attivo su ogni singola fase del processo di fabbricazione. Un sistema che raccoglie i dati mentre si generano, che interagisce con l’operatore e avvisa laddove un evento non risponde allo standard atteso.
Sì, stiamo parlando ancora di una soluzione digitale, cioè di un EBRS (Electronic Batch Record System).
Certo, progettato e convalidato come si deve. Con un BR elettronico disponibile, completo, accurato e leggibile il rilascio del prodotto può essere fatto con sicurezza, anche da remoto.
Come può essere richiesto, in particolare, ai tempi del Covid-19.

La digitalizzazione è per tutti?

La digitalizzazione di un’azienda è purtroppo ancora percepita come un processo lungo e costoso per le medie e piccole aziende italiane, ma può non essere così.

Uno degli elementi di forza delle soluzioni digitali oggi disponibili, anche grazie all’avvento delle tecnologie 4.0, è che sì, sono integrabili, sì sono facilmente convalidabili, ma soprattutto possono essere realizzate un passo per volta, sulla base delle proprie necessità e con sostenibilità.
Bisogna avere le idee chiare su dove si è e sulla meta da raggiungere. Conoscere i processi chiave, mapparli e far emergere i punti di forza e i punti di debolezza, anche e soprattutto in ottica di compliance e di efficienza. Stabilire i benefici raggiungibili con le risorse disponibili, sapendo di iniziare un cammino di miglioramento continuo con le proprie destinazioni, le proprie tappe e il proprio passo.

QP e azienda digitale, tirando qualche somma

I progetti di digitalizzazione consentono di aumentare di molto la fruibilità delle informazioni a tutti i livelli, non solo alle QP.
L’azienda digitale si dà così la possibilità di svincolarsi dalle logiche della presenza fisica del personale e rende possibile non solo una sorveglianza attiva ma anche un’operatività attiva da remoto, creando il giusto substrato per lo sviluppo dello smart working, anche delle diverse funzioni chiave.
La storia di questi giorni ci insegna che un’azienda digitale è anche una azienda più resiliente: nei momenti di emergenza è in grado di mantenere in vita i processi fondamentali del proprio business.
Per le QP è contribuire a far sì che i farmaci, sulla cui qualità e aderenza alle normative vigilano ogni giorno, continuino ad arrivare in modo tempestivo ai pazienti che ne hanno necessità.

LifeBee Never Stops

LifeBee non si ferma! Lavoriamo da remoto e, quando ci muoviamo, rispettiamo con rigore le direttive emanate dal Ministero della Salute. Siamo anche noi, e ci sentiamo ogni giorno, nella filiera del Life Science e sappiamo che i pazienti, in questo momento più che in altri, NON possono aspettare! #LifeBeeNeverStops ☎️I nostri cellulari sono sempre attivi, ma potete contattarci anche al fisso 02 67101230 ? Rispondiamo alle vostre mail, ma per informazioni generiche scrivete qui info@lifebee.it

LifeBee sponsor dell’evento “OT Cyber Security Industriale nel mondo Life Sciences” organizzato da ISPE Italy e GAMP

Teresa Minero apre la mattinata di studio dando il benvenuto di ISPE.
Giorgio Civaroli speaker con la presentazione “GAMP e ISPE: regole e documenti sul tema Cyber Security e Continuità Operativa”.

LifeBee sostiene lo scambio della conoscenza nel Life Science su tematiche importanti come: Cyber Security OT (Operational Technology), IIoT (Industrial IoT) e IoTM (Internet of Medical Things).

Innovazione per l’Assicurazione Qualità

Scopri il futuro per la gestione dell’Assicurazione Qualità nel Life Science!

Save the date: il 5 febbraio LifeBee e Sparta Systems ti invitano a un evento gratuito per parlare di:
– Automazione e ottimizzazione dei processi di qualità
– Gestione e analisi dei dati nei processi di qualità
– Qualità 4.0 e trasformazione digitale

Per maggiori informazioni e per iscriverti clicca qui

Evento GRATUITO
Dove?
Excelsior Hotel Gallia, a Luxury Collection Hotel
Piazza Duca D’Aosta 9, 20124 Milano
Quando?
Mercoledì 5 febbraio 2019
dalle ore 9.30 alle ore 13.00, a seguire pranzo incluso

Evoluzione digitale: esperienze dell’Industria Farmaceutica

LifeBee partecipa alla Giornata di Studio dedicata alla digitalizzazione nell’industria farmaceutica

Teresa Minero presenterà la relazione “Trend e Evoluzione Digitale nelle Industrie Farmaceutiche Italiane e Multinazionali” e coordinerà la Tavola Rotonda “Il panorama farmaceutico e l’evoluzione tecnologica”.

Per conoscere il programma clicca qui

L’evento è organizzato da Rockwell Automation.

Giovedì 10 ottobre 2019
Milano, Via Ludovico di Breme 13A

Teresa Minero Founder & CEO LifeBee

LifeBee partecipa alla Giornata di Studio “Data Integrity e 4.0”

LifeBee partecipa all’evento organizzato da ISPE Italia e GAMP.

Teresa Minero apre la Giornata di Studio “Data Integrity e 4.0” che si terrà a Milano martedì 1 ottobre.
Giorgio Civaroli sarà Chairman della sessione “Pharma 4.0, Cloud e Serializzazione”.

Fra i vari temi, il programma prevede:
– la presentazione delle novità delle ultime linee guida ISPE GAMP sul tema Data Integrity;
– la condivisione di esperienze concrete di diverse aziende farmaceutiche relativamente alla modalità di definizione e implementazione delle attività di Remediation di Data Integrity;
– l’analisi di una delle tecnologie abilitanti più promettenti del Pharma 4.0: il cloud;
– l’utilizzo del cloud nell’ambito della Serializzazione.

Per leggere il programma e iscriversi http://www.ispeitaly.it/

Martedì 01 ottobre 2019
Milano, Hotel Palazzo delle Stelline- Sala Manzoni – Corso Magenta 61 (Cadorna)

Teresa Minero Founder & CEO di LifeBee, Chair di ISPE Italia, Gruppo Leadership europea Steering Committee del Global Special Interest Group su Pharma 4.0

Giorgio Civaroli Senior Principal Consultant – LifeBee

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